STORIA DEL TERRITORIO

Non si può prescindere dal riportare, in questa sede, una sintetica storia del territorio della provincia di Bergamo che ci è utile per comprendere le differenze fra le tipologie di insediamenti rurali ivi presenti.



Tridimensionale del territorio provinciale (pdf 381k)

Dalla " Storia di Bergamo e dei Bergamaschi " riportiamo: " La configurazione geografica del territorio bergamasco, che associa ad una vasta area di pianura per buona parte irrigua, una fascia di rilievi collinari da cui si dipartono le vallate quali ideali vie di comunicazione tra la Padania e l'ambiente montano e alpino, genero', fin dalle epoche più antiche, forme diversificate di frequentazione, di insediamento, stabile o temporaneo, dei primi gruppi umani, riconoscibile nelle diffuse tracce archeologiche ".
Ed ancora: " ...qui noteremo ad ogni modo che le particolarità del territorio e la sua suddivisione in montagna e pianura, lo sviluppo raggiunto dall'attività commerciale e industriale dell' Italia all'epoca dell'Impero ... fanno ritenere che l'attività economica bergamasca soprattutto si esplicasse nell'agricoltura e nell'industria mineraria. Si prestavano all'agricoltura le pianure verso mezzogiorno, per quanto sia presumibile che esse per lungo tempo siano restate coperte dai residui delle antiche paludi” .
Nella parte relativa all’armatura storico paesaggistica della Provincia di Bergamo del Piano di settore della Rete Ecologica Provinciale viene riportato che:“ In Lombardia, a partire dall’età del Ferro, i resti archeologici permettono di individuare la presenza di due differenti ambiti culturali: le aree montane e vallive risultano interessate da una cultura ‘centro-alpina’ che accomuna un’ ampia regione alpina e prealpina fino alla conquista romana (negli ultimi anni del I secolo a. C.); nello stesso arco cronologico, nell’area pianeggiante e protocollinare a Sud dei rilievi e degli sbocchi vallivi, si instaurarono la civiltà di Golasecca e successivamente (a partire dal VI secolo, ma più intensamente dal IV) la civiltà gallica.

Dalla metà del II sec. a.C. si assiste ad una lenta e progressiva romanizzazione della Pianura a Nord del Po, con un processo, in parte spontaneo, che portò ad una antropizzazione e a un controllo del territorio sempre più capillari.

A partire dall’89 a. C. gli agrimensori intervennero nelle campagne di Milano, Bergamo e Brescia e scandirono l’agro in centurie, ampliando l’area coltivabile con interventi di disboscamento e bonifica, realizzando argini e canali, tracciando assi viari, fondando nuovi centri lungo gli assi tracciati. Nelle vallate e nelle aree di montagna la civiltà alpino-retica, che si era affermata a partire dall’età del Ferro, conservò la sua indipendenza fino agli ultimi anni del I secolo a.C., quando un intervento voluto dall’imperatore Ottaviano completò la romanizzazione della penisola, conquistando anche le ultime ‘enclave’ autonome.
Con la romanizzazione si verificò uno ‘spostamento’ piuttosto generalizzato degli abitati di altura e di collina, dalla alta quota e dalla mezza costa (preferite, e forse considerate più sicure nell’ottica delle strategie di difesa, a partire dall’età preistorica) alla fascia pedecollinare e al fondovalle.
In età romana il territorio bergamasco comprese aree montuose, collinari e pianeggianti, per la prima volta integrate in un unico ambito politico-culturale: il limite dell’agro bergomense correva lungo i fiumi Oglio e Adda, a Oriente e a Occidente; a Nord era costituito dall’area montana fra il Legnone e il Venerocolo.
La linea di demarcazione meridionale risulta di più problematica definizione: l’agro bergomense probabilmente comprendeva centri attualmente amministrati dalla Provincia di Cremona; inizialmente venne considerato parte della ‘Regio Transpadana’ (che aveva il suo limite occidentale lungo il fiume Oglio), mentre nel basso impero fu considerato parte della ‘Venetia et Istria’ ( che aveva il suo limite orientale lungo il fiume Adda).
In epoca romana la maggior parte della popolazione viveva nel contado, solitamente aggregata in piccoli insediamenti (i vici; es. quello di Fontanella, nella pianura, e quello di Casazza in area valliva): il territorio venne diviso in circoscrizioni rurali, i pagi, che avevano un centro di riferimento dotato di luoghi per l’amministrazione della giustizia e per la preghiera (per es. il pagus Fortunensis, nell’Isola Brembana, il cui centro amministrativo era ubicato in Terno). Spesso questi nuclei insistevano su abitati più antichi; in età medievale, furono frequentemente questi insediamenti a divenire pievi.

Un altro modello insediativo diffuso sul territorio fu la ‘villa rustica’: struttura insediativa ubicata all’esterno delle mura cittadine, era articolata in edifici per la residenza signorile dei proprietari (pars urbana), che di solito vivevano in città, e ambienti destinati ai contadini e agli schiavi (pars rustica).
Nel territorio bergamasco sono segnalati numerosi resti di ville rustiche, spesso ubicate nei pressi di un corso d’acqua (con cui venivano alimentati gli ambienti termali normalmente connessi alla pars urbana).
Nei secoli del basso impero anche il territorio bergamasco visse una crisi economica generalizzata e diffusa, che ha lasciato segno nei resti rinvenuti negli scavi.
Le vicende storiche del VI secolo sancirono in maniera definitiva il crollo dell’organizzazione e della gestione del territorio secondo i modelli romani: la crisi diffusa e la mancanza di un governo centrale causarono l’irrimediabile declino dell’assetto infrastrutturale ereditato.
Le strade furono spesso abbandonate all’incuria; sopravvissero taluni percorsi, che risultarono più importanti, o che facevano riferimento a opere di ingegneria quali i ponti: nelle mutate condizioni socio economiche iniziarono a definirsi nuove gerarchie e nuovi itinerari, che privilegiavano una ‘rete’ definita sulla breve distanza.


Con la conquista longobarda Bergamo, che non si era opposta agli invasori, probabilmente non subì devastazioni e divenne uno dei ducati più estesi (a Sud si appropriò di ampia parte del contado della distrutta Cremona). A questa epoca sono attribuibili numerosi resti di sepolture rinvenuti sul territorio, mentre risultano decisamente meno frequenti i rinvenimenti di strutture insediative (che spesso dovevano essere realizzate con materiali deperibili come legno e argilla): nelle campagne boschi e paludi dovettero riprendere il sopravvento, in special modo nelle aree in prossimità di risorgive e corsi d’acqua minori. Parte della popolazione, fuggita dai centri di pianura, cercò rifugio nelle pendici collinari e nelle vallate, ritenute meno esposte a saccheggi e razzie, oltre che nelle ville rurali, che spesso si dotarono di mura e strutture difensive, divenendo piccoli centri autonomi.

Fra il VI e il VII secolo si verificò la conversione delle campagne al Cristianesimo: venne a crearsi un’organizzazione per ‘ambiti territoriali’ entro i quali un sito più importante svolgeva funzioni di riferimento per vaste aree di contado. In questi siti vennero edificate le pievi rurali, edifici nei quali si celebravano i battesimi, che spesso insistevano sui centri amministrativi dei pagi di età romana.
Con la diffusione del Cristianesimo, su tutto il territorio vennero realizzati edifici per la preghiera e ogni villaggio si dotò di strutture nelle quali celebrare i riti religiosi: spesso questi edifici insistevano su aree che erano state sacre già nell’epoca precedente, di religione pagana, o su strutture religiose più antiche (i templi). Edifici religiosi sorsero numerosi e precoci anche in prossimità delle aree sepolcrali, ovvero, secondo l’uso romano che perdurò a lungo, in prossimità degli abitati e di importanti assi di comunicazione: si tratta degli oratori, talvolta edificati per volontà di un proprietario locale.

A partire dal X secolo si affermò il fenomeno diffuso dell’incastellamento, che comportò il rafforzamento di alcuni siti, dotatisi di fortificazioni, e l’indebolimento, in alcuni casi persino la scomparsa, di abitati non fortificati, che spesso vennero abbandonati in massa a vantaggio dei centri che offrivano maggiori garanzie di sicurezza.
Nello stesso periodo si assegnarono poteri politico-feudali ai vescovi: la volontà di ampliare l’area di proprio controllo comportò, in alcuni casi, modifiche all’estensione dei territori amministrati: per esempio, la diocesi di Milano oltrepassò l’ Adda giungendo, in pianura, fino a Verdello.
Queste transfluenze caratterizzarono ampiamente la storia diocesana bergamasca: lungo il confine occidentale, meridionale e orientale Milano, Cremona e Brescia gestirono per secoli aree governate da Bergamo.
Fra l’XI e il XII secolo nel capoluogo si affermarono le prime forme di gestione secondo il modello del libero comune; nel secolo XII anche i centri minori si emanciparono dai vincoli feudali e si dotarono di propri magistrati, adottando gli ordinamenti di Bergamo: solo i centri maggiori del contado (Treviglio, Caravaggio, Romano di Lombardia, Martinengo, Lovere e Clusone) riuscirono ad acquisire autonomia e statuti propri.
Nella situazione di generalizzata rinascita, caratterizzata da un intenso incremento demografico, i documenti ricordano l’intenso lavoro di bonifica con cui si strapparono, nuovamente, all’incolto vasti territori, e si realizzarono nuovi canali per l’ irrigazione. Il processo di bonifica procedette, talvolta, secondo linee stabilite dalle autorità comunali, che favorirono la nascita di nuovi insediamenti nel territorio, in prossimità delle aree da recuperare alla coltivazione.
Un’altra operazione gestita dalle autorità comunali riguardò il controllo dei commerci: dal XII secolo il Comune di Bergamo, per esempio, cercò di affermare nuovi percorsi che portassero i mercanti fino al capoluogo, pianificando l’abbandono di alcuni itinerari tradizionali, che attraversavano aree marginali escludendo la città. Dal XII secolo numerosi furono gli episodi di guerre civili che coinvolsero l’intero territorio.
Nella seconda metà del XIII secolo si realizzò una linea artificiale che segnasse, a Sud, il limite politico, amministrativo e militare del territorio di Bergamo: in seguito ad accordi con il Comune di Cremona i Bergamaschi si assunsero l’onere di scavare un canale fra il fiume Adda e il fiume Oglio, che venne denominato ‘Fosso Bergamasco’. Tale fossato aveva anche il compito di ribadire il dominio di Bergamo sui territori compresi, in un’epoca in cui, spesso, i signori locali cercavano di affermare il loro potere individuale.
Nel XIV secolo tramontò il ‘libero comune’ e si instaurò la Signoria che, a partire da Giovanni il Boemo, vide l’affermazione dei Visconti di Milano.



L’espansione nella Terraferma portò Venezia a includere nei suoi domini il territorio di Bergamo a partire dall’anno 1428: le alterne vicende dello scontro fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, che perdurarono per l’intero secolo, videro l’affermazione del condottiero Bartolomeo Colleoni.
Organizzato il suo Feudo attorno al castello di Malpaga, promosse e coordinò numerosi interventi che incisero sul territorio rurale e su alcuni ambiti urbani: realizzò una nuova rete di canali, potenziò i sistemi difensivi di alcuni centri, innalzò nuovi edifici religiosi e civili “.
Il dominio veneto continuò fino all'epoca napoleonica quando, dopo la breve esperienza della Repubblica Bergamasca, della Repubblica Cisalpina e del Regno d'Italia, con la Restaurazione Bergamo cadde nella sfera austriaca del Regno Lombardo-Veneto.
Con il Congresso di Vienna del 1815 venne ufficialmente istituita la provincia di Bergamo duratura fino al 1859 quando, dopo la seconda guerra d’ indipendenza, con il trattato di pace di Zurigo Bergamo fu annessa al Regno di Sardegna…anteprima del Regno d’Italia di cui entrò a far parte sin dall’inizio.

Il Territorio bergamasco oggi
Il territorio bergamasco, dopo l’ultima ripartizione risalente al 1992, è oggi composto da 244 comuni ed è, per estensione 2.722,86 kmq, la quarta provincia lombarda; possiede una morfologia variabile da 3.050 m sul livello del mare a 82 m e confina con ben 6 provincie tutte lombarde: a nord con la provincia di Sondrio, a ovest con le province di Lecco, di Milano e per un piccolo tratto con la provincia di Monza e della Brianza, a sud con la provincia di Cremona e ad est con la provincia di Brescia.La parte settentrionale della provincia è essenzialmente montuosa, occupa il 64% della superficie e qui si trovano le principali valli bergamasche: la Val Brembana, la Val Seriana e la Val Cavallina.

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