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L'architettura contadina nella bergamasca

L'architettura contadina nella bergamasca

L'architettura contadina è legata a filo doppio ai tipi culturali ed economici espressi dalla comunità che la realizza e resi possibili dal terreno su cui essa insiste. Quando osserva una costruzione rustica chi ha l'occhio esercitato, non può fare a meno di rilevare che l'edificio in tutte le sue parti è stato realizzato manualmente e che i materiali sono stati cavati direttamente dal luogo; la pietra e la calce dalla vena di roccia su cui è fondata la casa, il legno dal bosco circostante, la sabbia e la pietra arrotondata dai greti fluviali ad essa prossimi, ecc. Ci si potrà così fare un'idea della profonda influenza esercitata dal terreno sull'atto stesso dell'edificazione. Le forme dei loggiati, del fienile, della stalla e delle aie sono proporzionate anch'esse alla quantità dei prodottl cavati dalla terra lavorata. I processi di produzione riflettono a loro volta i tratti culturali, religiosi o mitici propri della comunità stanziata su quel terreno. Per questa ragione nelle zone contadine non possono esistere modelli fissi d'architettura, come nelle città, né canoni di perfezione assoluta. Non è possibile pensare ad un Partenone contadino; non è possibile un "Ordine architettonico” fisso, una partizione perfetta e canonizzata degli spazi architettonici così cara alla città razionalizzante. Se ordine fisso esiste lo si deve ricercare in altra direzione. È la norma essenziale che sta al vertice di ogni opera contadina; l'estrema flessibilità di ogni forma ed il suo incessante e variato adattamento all'ambiente naturale; attento a non lasciarsi sfuggire il benché minimo vantaggio che la natura può offrire all'uomo. La casa contadina significa un patto di stretta alleanza con un terreno che, una volta rispettato nella sua fisionomia, risponderà con frutti copiosi, difendendo e garantendo la sopravvivenza alla casa ed alla famiglia dell'uomo. Ma il terreno varia continuamente di forma e di costituzione; e con lui varia pure la forma e la sostanza muraria della casa che su di esso insiste. "Dàmen e t'en darò" (Dammi e ti darò) dice in un proverbio la terra all'uomo. E se questo principio vale per il lavoro, l'esperienza e l'intelligenza ad esso applicata, che si trasforma poi in frutto e raccolto attraverso la mediazione della terra generosa; ugualmente vale anche per il rispetto, l'amore, la perfetta collocazione della casa senza offesa per lo spazio circostante.Nasce da questa ineliminabile premessa l'armonizzazione mirabile del grande disegno contadino che avvolge gli spazi naturali coi suoi villaggi, le sue case, i suoi sentieri, le chiese e i suoi campi lavorati. Una sorta di sensibilità infallibile ed essenziale guida la mano del costruttore contadino: ed è infallibilità “necessaria”. Senza di lei esiste solo urto con la natura e inevitabile sconfitta. Ed è anche essenzialità necessaria per evitare ogni spreco ed ogni inutile fronzolo. L'armonizzazione ampia e serena dell'edificio contadino nell'ambiente naturale circostante nasce da questa drammatica premessa: il ritmo solenne e sempre uguale delle stagioni si trasfonde nelle cadenze calme ed iterative della costruzione. Uomo e natura respirano con lo stesso ritmo. Si osservi un piccolo villaggio dell'Imagna, un nucleo consistente della cornice montana di Zogno o una casa isolata della Valtorta; le loro forme son diversissime, ma tutte risultano modulate sullo stesso costante canovaccio dei ritmi naturali presenti nell'ambiente in cui sono state espresse ".

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