CASCINA


Come riportato nel documenti di VAS del comune di Robecco sul Naviglio: “ … la dimora agricola è oggi la più chiara espressione della vita contadina e porta in sé i segni delle vicissitudini storiche vissute e dell’evoluzione delle condizioni economiche e sociali delle campagne. La casa contadina è il risultato, dunque, d’un progetto organico e le eventuali aggiunte postume, incoerenti col contesto, sono da addebitarsi a necessità economiche che hanno obbligato ad adattare le strutture preesistenti, per le necessità del momento nel modo più rapido e conveniente possibile. Vari sono i modelli di attenzione alle esigenze funzionali, nella distribuzione degli ambienti interni, corrispondenti in genere al diverso grado di benessere economico della famiglie contadine e, quindi, al diverso fabbisogno di spazi specializzati per l’adeguato funzionamento dell’azienda agricola.
In una scala ipotetica di valori, all’estremo più basso, economicamente più povero, s’individua il locale singolo per tutte le necessità abitative della famiglia: il sonno, i pasti, il ricovero degli animali; all’estremo più alto, invece, tutte le strutture più articolate delle grandi aziende agricole, coi molti spazi specializzati in uno o più corpi di fabbrica.
Inizialmente la dimora contadina nasce come un unico blocco che assolveva in sé tutte le funzioni, sia di residenza sia di ricovero del bestiame, separato ma non ancora completamente allontanato dai locali abitativi. Il primo passo verso la specializzazione degli spazi è rappresentato proprio dalla separazione della stalla dai vani residenziali, anche se il calore fisico degli animali e il loro diretto controllo per evitarne i furti suggerivano inizialmente di collocare le stalle a lato delle stanze.
Solo quando l’azienda aumentò di dimensioni, e di conseguenza anche il numero dei capi di bestiame, diventò indispensabile allontanare le stalle, anche se non eccessivamente per essere ancora controllabili dall’abitazione. Di solito, quindi, le stalle erano collocate piuttosto lontane dagli ingressi dell’azienda e più prossime all’abitazione dell’agricoltore. I fienili, invece, vennero allontanati dalle abitazioni per scongiurare eventuali rischi d’incendio, collocandoli sopra le stalle e a lato dei magazzini e depositi che, però, avevano spazi dedicati solo nelle aziende più grandi, mentre in quelle minori inizialmente erano situati dentro il fabbricato residenziale per essere meglio controllati e scongiurare eventuali furti.
Dalla cartografia del Catasto Teresiano si può notare come originalmente “la casa da massaro” non avesse specializzazioni funzionali ma piuttosto una struttura compatta, anche perché il numero di capi di bestiame era ancora piuttosto esiguo nel Settecento, utilizzato soprattutto per l’autoconsumo, così come le pertiche di terreno a disposizione apparivano legate alla possibilità lavorativa giornaliera del conduttore.
Il principio della casa di campagna è quello di contenere, disporre e conservare i prodotti del raccolto dei campi. La cucina, invece, era sempre collocata all’ingresso dell’abitazione, al pian terreno, a diretto contatto con l’esterno, seppur protetta da una tettoia o un porticato, o al primo piano.
Invece, nelle costruzioni a un sol piano la cucina era accanto alla camera da letto, con le stalle dislocate in una seconda costruzione esterna.
Quando, invece, la costruzione era a più piani, due diventavano le possibilità: la cucina al piano terreno insieme alla stalla e ai magazzini, oppure la cucina al piano superiore con le camere, il fienile e il magazzino. Il locale cucina rappresentava spesso l’unico ingresso per gli altri ambienti di quel piano dell’abitazione, ed era il punto di passaggio attorno a cui ruotavano tutti gli altri locali; gli spazi di lavoro avevano invece ingressi indipendenti perché la struttura dell’abitazione contadina era molto accentrata, per la necessità di controllare sempre l’andamento della comunità familiare. Altro elemento della dimora rustica è la scala, che può essere interna o esterna all’edificio: se esterna, viene posta sulla facciata o nelle sue vicinanze e può condurre a un ballatoio di servizio o al loggiato da cui s’accede alla cucina oppure, se questa è al piano terra, nelle varie stanze da letto disposte longitudinalmente rispetto al loggiato e al ballatoio.

Ciò che distingue le varie cascine passa quindi attraverso la tipologia della distribuzione degli edifici attorno alla corte stessa e possiamo quindi suddividere le cascine in costruzioni:

1. A corte chiusa e cioè quando le costruzioni vanno a formare un complesso in genere quadrato;
2. A corte aperta e cioè quando le costruzioni vanno a formare un complesso aperto su un lato;
3. A corte aperta ad “ L “quando le costruzioni vanno a formare un complesso aperto su due lati;
4. A impianto irregolare o ad edifici separati ove può anche mancare una vera e propria corte;
5. A monoblocco o a corpo unico.



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